FONTE: www.regione.veneto.it/web/edilizia/disposizioni-regionali

“L’handicap, quindi, è una caratteristica non ascrivibile alla persona, ma è espressione antropologica e sociologica dell’ambiente.”

 

Nell’ Allegato B alla Dgr n. 1428 del 06 settembre 2011 è contenuto l’ aggiornamento delle Prescrizioni Tecniche atte a garantire la fruizione degli edifici residenziali privati, degli edifici residenziali pubblici  e degli edifici e spazi privati aperti al pubblico.

Con il presente provvedimento, in attuazione sono stabilite le prescrizioni tecniche atte a garantire la fruizione degli edifici residenziali privati, degli edifici residenziali pubblici e degli edifici e spazi privatiaperti al pubblico.  Si tratta di una serie di prescrizioni tecniche, da applicarsi sia in caso di nuova costruzione che in caso di ristrutturazione di interi edifici, o parte di questi, per favorire la progettazione e realizzazione di edifici residenziali privati, edifici residenziali pubblici ed edifici e spazi privati aperti al pubblico nel rispetto dei principi di accessibilità dettati dalla normativa regionale e nazionale.

E’ proprio dalla normativa nazionale, L. 9 gennaio 1989 n. 13 e d.m. 14 giugno 1989 n. 236, che le presenti prescrizioni discendono, divenendo il loro aggiornamento riferibile all’evoluzione che in molti ambiti (normativo, sociale, medico-riabilitativo, tecnologico, etc…) ha determinato il cambiamento della percezione e del significato delle cosiddette barriere architettoniche.

In effetti il concetto di barriere architettoniche è l’espressione tangibile del concetto di handicap, ovvero una caratteristica (presenza di un ostacolo o mancanza di un’indicazione) dell’ambiente che impedisca a chiunque di poter entrare in relazione con esso. L’handicap, quindi, è una caratteristica non ascrivibile alla persona, ma è espressione antropologica e sociologica dell’ambiente.

E’ evidente allora che le esigenze a cui il progetto deve soddisfare sono moltissime divenendo praticamente infinite se il concetto di disabilità viene esteso ed ampliato a tutti smitizzando il binomio ‘persona disabile – barriere architettonica’, ovvero pensando che un costruito senza ostacoli restituisce comfort e sicurezza a tutti offrendo più opzioni per essere vissuto ed interpretato. Questo ‘abito mentale’ del progettista si è diffuso negli ultimi anni partendo dagli Stati Uniti dove è individuato come Universal Design. Non si tratta tuttavia di un nuovo genere o corrente di progettazione, né di una specializzazione, ma piuttosto di una metodologia progettuale attraverso la quale il progettista assicura che i propri ‘prodotti’ o ‘servizi’ rispondano ai bisogni del maggior numero di persone, indipendentemente dall’età o dalla disabilità (ovvero dalle condizioni psico-fisiche), in base a principi di seguito elencati:

a) equità d’uso: il progetto prevede spazi ed attrezzature utilizzabili da tutte le
persone, indipendentemente dallo stato di salute;

b) flessibilità d’uso: il progetto prevede spazi ed attrezzature adatti ad un’ampia
gamma di abilità e preferenze individuali;

c) uso semplice ed intuitivo: l’uso degli spazi ed attrezzature deve risultare di
facile comprensione;

d) informazioni accessibili: le informazioni sulla dislocazione degli spazi e sulle
modalità d’uso delle attrezzature devono essere facilmente raggiungibili ed
interpretabili dalle persone, indipendentemente dallo stato di salute;

e) sicurezza: gli standard di sicurezza devono essere previsti in modo tale da
ridurre al minimo i rischi derivanti da eventuale uso improprio o azione
accidentale da parte delle persone, indipendentemente dallo stato di salute;

f) sforzo fisico: il comfort d’uso deve prevedere un utilizzo efficace ed agevole,
con un minimum di fatica, per tutte le persone, indipendentemente dallo stato di
salute;

g) dimensioni e spazio per l’uso: gli spazi e le dimensioni previsti per
l’avvicinamento, l’accessibilità, la manovrabilità e l’uso sicuro devono essere
calcolati secondo persone con stature, posture e mobilità diverse.

Quanto finora esposto trova una forte analogia, per percorso e risultato, con l’ultima
‘Classificazione Internazionale sul funzionamento, disabilità e salute’ (International
Classification of Functioning, Disability and Health ICF) elaborata nel 2001
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha sostituito le ormai datate
classificazioni di disabilità e handicap (ICIDH) proposte dalla stessa OMS negli anni ’80.  Si tratta di una nuova classificazione che modifica i criteri di accertamento della
disabilità passando da un modello medico ad uno di tipo sociale.

Da un punto di vista culturale l’elemento innovativo più rilevante consiste nel partire dalle abilità possedute dalla persona (ossia dal “cosa può fare”), e non dalle sue inabilità (ossia dal “ciò che non può fare”).

Si segnlano alcuni articoli particolarmente dettagliati in merito ai criteri di progettazione

Art. 9 – Porte
Art. 10 – Pavimenti
Art. 11 – Infissi esterni
Art. 12 – Arredi fissi
Art. 13 – Terminali degli impianti
Art. 14 – Servizi igienici
Art. 15 – Cucine
Art. 16 – Balconi e terrazze
Art. 17 – Percorsi orizzontali
Art. 18 – Collegamenti verticali
Art. 19 – Scale
Art. 20 – Rampe
Art. 21 – Ascensori
Art. 22 – Servoscala e piattaforme elevatrici
Art. 23 – Autorimesse
Art. 24 – Spazi esterni
Art. 25 – Segnaletica
Art. 26 – Domotica

SEZIONE VI
Allegato 1 – Modulo per la dichiarazione di conformità
Allegato 2 – Schemi grafici esemplificativi
Allegato 3 – Tabella di confronto tra ascensore e piattaforma elevatrice
Allegato 4 – Riferimenti giurisprudenziali

 

La Marcigaglia Spa, per sua tradizione da sempre sensibile alle tematiche sociali, studia, progetta e costruisce abitazioni facilmente accessibili e fruibili anche per le persone diversamente abili. Ogni costruzione è dotata di una Dichiarazione di Conformità a quanto disposto dalla normativa vigente in materia di superamento delle barriere architettoniche.

 

Scarica Allegati:
TESTO DGR 1428 2011_ Allegato B_234707 

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